NO ! Non davo il tempo di finire la proposta che avevo già dato il mio rifiuto: l’odore, l’aroma, il sapore e quel colore scuro, non facevano altro che accrescere in me una forte repulsione. Detestavo anche il sorriso cortese del barista che accompagnava la preparazione della bevanda, era una cosa che mi irritava più del normale. Non ne capivo l’utilità: Perché era una pratica fondamentale per associarsi? Perché era usato come un gesto per sancire l’inizio di una collaborazione di lavoro? E da quando veniva usato come l’inizio di un corteggiamento? Non mi piaceva, ero irrevocabile in questo, e di conseguenza le riposte a questi piccoli dilemmi non potevano essere esauriti. Come ero allora ignorante delle cause, così lo sono adesso che ho cambiato la mia opinione riguardo a ciò che inizialmente consideravo un virus da evitare come l’ebola, ma che pian piano senza accorgermene stavo integrando nelle mie abitudini un nuovo rito, stavo diventando un suo follower. Gli uomini più intelligenti che l’umanità abbia mai avuto, hanno sempre detto che il vizio è l’accompagnatore luciferino del tempo. I medici consigliano di “farne un uso moderato”, ma quanto si può essere moderati nel piacere? Quanto possono essere efficaci i consigli in questo campo? Alla fine anche se ho provato a desistere sono caduto anch’io in questa usanza. Non riuscivo a digerirne il sapore, è per questo che iniziai la mia conversione diluendolo con del latte e tre cucchiaini di zucchero; in seguito smetterò di metterci il latte (mi dava problemi di stomaco), ma lo zucchero rimaneva indispensabile, quell’amaro nella bocca non potevo sopportarlo. Ma le cose cambiano, e quel giorno è rimasto ben impresso nella memoria. Prima di iniziare ufficialmente la nostra giornata di lavoro, un mio amico ed io sedavamo spesso sui tavolino del bar accanto alla nostra sede per fare colazione. Quel giorno la “nostra” barista ci portò i “nostri” due caffè, ma questa volta aveva dimenticato di portare ciò che per me era “l’indispensabile”. Non avrei mai voluto fare nuovamente i conti con quel saporaccio, ma i tempi erano stretti e non potendo fare altrimenti, con un sorso solo buttai giù d’un fiato quello che per me, in quello stato era, un liquido nero: sceso giù per la gola esclamai “Mmh!… Non male!” – “Ma come!?! Ti sei messo a bere il caffè adesso? E per di più senza zucchero?! –  E dov’è che sto sbagliando?! Che gusto è se non c’è un po’ di amaro!?

Ora è qualcosa che non può mancare nella lista dei piaceri! La lenta discesa nella tazzina, la schiuma color caramello che si vede in superficie, e il profumo che sento entrare nelle mie narici quando mi viene servito, sono tutti ottimi segnali. Ma la cosa più importante che ho compreso in questo mio nuovo sodalizio, è che va preso amaro, solo così, posso dire che ho bevuto  UN BUON CAFFÈ.