Abbiamo sempre fatto così

“Abbiamo sempre fatto così”. Ai più sembrerà una frase banale, innocua, soprattutto se scritta, come in questo caso, priva di contesto. Cambia la musica invece se queste magiche parole vengono lette o ascoltate da un barista di professione. Per avere un termine di paragone che possa rendere fedelmente l’idea bisognerebbe tirare in mezzo superman, si, proprio il supereroe con la grande “esse” stampata sul petto. Superman è forte, coraggioso, non teme le avversità, combatte i malvagi, ha un solo ed unico punto debole: la kryptonite. Ecco, la frase “abbiamo sempre fatto così” e un pò come la kryptonite per un barista che si rispetti. Sentire un collega pronunciare questa frase può procurare prurito, tremori, collera e principio si esaurimento nervoso, tutti effetti collaterali che farebbero impallidire anche il bugiardino di un farmaco.

Sì, perchè quando decidi di dedicarti a questo mestiere, soprattutto se investi su te stesso, spendi dei soldi per essere preparato e sempre più competitivo, non ammetti ignoranza, negligenza, superficialità. Molti la chiamano deformazione professionale, ma si tratta esclusivamente di coscienza e senso di responsabilità, che inevitabilmente può portare allo scontro se dietro al bancone, al nostro fianco abbiamo qualcuno che sputa su tutto questo fingendo che il cliente non abbia occhi ed orecchie, lavora con approssimazione spesso disprezzando chi tenta di aprire nuovi orizzonti.

È difficile purtroppo estirpare la metodologia dei vecchi bar italiani, concepita per catalizzare la forza lavoro verso la quantità e la velocità a discapito della qualità. Che piaccia o no, oggi l’aria sta cambiando, il cliente è sempre più consapevole ed esigente, dunque non basta più limitarsi a servire un prodotto, ma serve conoscerlo a fondo, senza lasciare nulla al caso. Ecco, la generazione “abbiamo sempre fatto così” dovrebbe essere in via d’estinzione proprio per questo motivo, mentre tuttora è lo zoccolo duro del settore, facendo la parte del leone e svilendo una categoria che in Italia stenta a stare al passo coi tempi.

Non è mai tardi per aggiornarsi, studiare, acquisire competenza. Il più delle volte ci si nasconde dietro la carenza di tempo e soldi, senza rendersi conto che la volontà gioca un ruolo fondamentale, a patto che si prenda il proprio lavoro come una professione reale e non un ripiego. Sappiamo bene che il bar spesso è il trampolino di lancio nel mondo del lavoro per tanti ragazzi ed è qui che si consuma il primo atto di degrado nei confronti della categoria. Troppi “imprenditori” disinformati, impreparati, interessati esclusivamente a riempire il cassetto sono purtroppo il primo approccio che hanno i giovani alle prime esperienze, i quali attraverso le proprie menti ancora molto fertili assorbono ed apprendono metodologie di lavoro arcaiche che a loro volta trasmetteranno ad altri.

Ogni mestiere che si rispetti richiede competenza ed esperienza, mentre aprire un bar è ormai alla portata di tutti. Pensiamo ad un chirurgo che, senza avere un percorso formativo da intraprendere obbligatoriamente potrebbe operare a suo libero arbitrio, quanti danni potrebbe fare. È pur vero che un barista non pratica operazioni a cuore aperto, dunque il paragone va preso con le dovute distanze, ma molti ignorano che la manipolazione di alimenti e bevande richiede quantomeno una preparazione adeguata, altrimenti potremmo procurare ai nostri avventori più danni di quanti possiamo solo immaginare. Bisogna dire basta al barista della domenica, non deve esistere un “abbiamo sempre fatto così”, rispettiamo le persone, rispettiamo noi stessi, rispettiamo questa professione che è una delle più belle del mondo.

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