Dalla parte del caffè

Hai del tempo libero, chiami un amico, gli dai un appuntamento, vi incontrate, si parla del più e del meno. Sembrerebbe tutto normale, starete pensando. Finchè ad un certo punto non scatta quella scintilla, la voglia, la pulsione, il forte desiderio di bagnare le labbra con un buon espresso. E qui vi volevo! “Hey, dove ce lo prendiamo il caffè?”. Schermo nero, calano i titoli di coda; game over.

Oggi trovare un buon bar per sorseggiare un caffè è come cercare un ago in un pagliaio. Molti si accontentano, altri utilizzano il jolly “macchiato con il latte”, alcuni però non si arrendono. Difendono il sacrosanto diritto di poter sorseggiare la propria tazza di nero fumante. L’espressione che va per la maggiore in Italia è “che ci vuole a fare un caffè?”, dall’altra parte del bancone la frase che spesso il barista ignorante utilizza come un comandamento è “abbiamo sempre fatto così!”. E dove sta la verità? Nel mezzo.

La verità sta nel mezzo perchè le colpe sono a metà strada tra la superficialità del barista, sempre scontento, privo di motivazione, convinto che stare dietro ad un bancone equivalga il lavoro di fattorino che svolgeva precedentemente o chissà cos’altro e l’avventore, sicuro che non ci sia di meglio, disinformato ed incurante di ciò che ingurgita. Negli ultimi tempi l’aria sta cambiando da entrambe le parti, ma non basta, parliamo sempre di una piccola nicchia di persone che portano avanti validi progetti ed idee inedite, che richiedono tempo e tanta pazienza.

Se il cliente medio avesse più cura di se stesso si estinguerebbe il barista della domenica che ci propina sovraestrazioni amare quanto una tachipirina condite da residui di fondi di caffè esausto che ci ammalano senza rendercene conto. Serve attenzione, scrupolo, voglia di far bene. È come friggere una cotoletta ed utilizzare l’olio residuo per condirci l’insalata. Basta negligenza, pulite le vostre padelle, tirate fuori l’ambizione, appassionatevi, fate vostro questo mestiere. Il bar è da sempre visto come un ripiego, una cosa alla portata di tutti. Se avete sempre fatto un altro lavoro non buttate al vento i vostri risparmi per aprire una caffetteria, non è così semplice. Non basta comprare il caffè dal torrefattore napoletano, perchè leggenda narra che al sud è più buono, mettere un paio di torte industriali e le slot in un angolo. Siamo nell’era del “cercasi barista donna di bella presenza”, convinti del fatto che se mettiamo dietro al bancone una giovane ragazza col culo in bella mostra, che tra l’altro pagheremo una miseria, copriremo la magagna della nostra incompetenza, ma non è così, anzi, cucine da incubo ci farebbe un baffo.

Non annientare questa categoria, tu barista che mi stai leggendo, formati, studia, sorridi, sii empatico, utilizza prodotti sani. La qualità e la professionalità pagano sempre. Magari non ci sarà un riscontro immediato, magari all’inizio ti scoraggerai perchè il bar di fronte che vende cappuccino e cornetto ad un euro ha la fila fino in strada mentre il tuo locale è vuoto. Tieni duro, fai del tuo meglio e non indossare pantaloni aderenti. La strada è lunga ed il traguardo lo taglierai per primo tu, corri più che puoi, stai dalla parte del caffè.

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